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Cita questo articolo come: Mezzetto, Victoria. 2020. «Il futuro interdisciplinare delle discipline umanistiche». Humanities for Change (blog), 3 luglio 2020. https://bembus.org/2020/07/03/il-futuro-interdisciplinare-delle-discipline-umanistiche/.

Come è stato discusso in alcuni degli articoli precedenti, le discipline umanistiche hanno gradualmente perso il loro "splendore", il loro appeal e il loro successo, processo che è stato indubbiamente incoraggiato dai persistenti e continui tagli ai finanziamenti e agli investimenti, che da tempo sono stati dirottati in altri campi. Nonostante ciò, ogni anno i diplomati delle scuole superiori dimostrano ancora oggi un interesse per le discipline umanistiche, accettando la sfida di perseguire una laurea e una carriera in questo campo a prescindere dallo stigma e dagli stereotipi legati a tale percorso. Tuttavia, sembra che gli studenti, le istituzioni e i datori di lavoro siano sempre più interessati alla discipline umanistiche nella società moderna, basata principalmente sulla tecnologia. Di conseguenza, gli studenti hanno iniziato ad essere più coinvolti in attività extracurriculari che forniscono loro competenze trasferibili, non legate alla loro laurea ma adatte a un ambiente di lavoro. Inoltre – e qui veniamo al fulcro dell'articolo – sempre più istituzioni di istruzione superiore hanno iniziato ad introdurre diversi moduli interdisciplinari e corsi di laurea congiunti con l'obiettivo di "portare" le discipline umanistiche nel XXI secolo e di collegarle a diversi campi di studio, in particolare le scienze esatte.

L'approccio interdisciplinare

Il concetto di lavoro interdisciplinare nell'istruzione superiore e, più specificamente, nelle discipline umanistiche non è del tutto nuovo e, di fatto, fa parte del dibattito sull'educazione da decenni. Innumerevoli studiosi hanno elogiato a lungo questa pratica, descrivendola come l'unico percorso attraverso il quale un allievo può acquisire una comprensione più ampia e meno restrittiva non solo di una materia, ma anche di come questa materia interagisce con altri campi. W. James Jacob – facendo eco alle affermazioni di Gregor Slavicek – descrive in maniera appropriata l'approccio interdisciplinare nel suo saggio Interdisciplinary Trends in Higher Education:

Gli approcci disciplinari dell'istruzione superiore spesso tendono a concentrarsi solo su un gruppo di alberi all'interno di una grande foresta. Mentre gli esperti disciplinari sono essenziali per comprendere particolari modi di conoscere all'interno di specifici campi di studio, le loro prospettive nell'affrontare questioni più grandi e complesse sono spesso limitate. Gli approcci interdisciplinari adottano una visione molto più ampia dell'intero paesaggio, prima rilevando la foresta e poi attingendo a vari alberi-esperti a seconda delle esigenze, dei contesti e delle circostanze.

James JacobInterdisciplinary Trends in Higher Education, in Palgrave Communications, 1, 2015, p. 2

Analogamente, Walter Kaufmann ha discusso a lungo l'argomento nella sua monografia The Future of the Humanities, arrivando a definire quella che sarà l’“era interdisciplinare” (Kaufmann 1977, 184). Sebbene sia stata scritta nel 1977, il testo e le opinioni dell'autore suonano ancora vere, dal momento che molti critici e studiosi tutt’oggi si battono per la realizzazione di opportunità e ricerche più interdisciplinari. Alcune istituzioni, come la London Interdisciplinary School e l'Interdisciplinary Studies Centre della University of Essex, sono addirittura nate da quella esigenza di innovazione e modernizzazione. Ma questo è solo un nuovo ramo delle discipline umanistiche o è invece il primo passo verso un cambiamento radicale, che vedrà la maggior parte delle discipline abbandonare la propria individualità e abbracciare più interazioni tra materie?

Stéphanie Walsh Matthews sulla necessità e i benefici del lavoro interdisciplinare

Moduli interdisciplinari in pratica

La Newcastle University è una delle tante istituzioni che partecipano a questo cambiamento, offrendo ai suoi studenti una varietà di opportunità di sviluppo interdisciplinare. Il più notevole tra questi è l’Interdisciplinary Philosophy Project. Nonostante sia più conosciuto dagli studenti di filosofia, il progetto è autogestito e dura un anno per gli studenti della laurea triennale in tutte e tre le fasi del loro corso di laurea. I partecipanti sono incoraggiati a selezionare una specifica area filosofica e ad affrontarla in combinazione con una materia o un campo a loro scelta. Durante l'anno viene insegnato loro a costruire progetti di ricerca complessi e ad interagire con diversi ambiti, alcuni dei quali hanno quasi nulla in comune con la filosofia. Sebbene il progetto faccia parte del curriculum dello studente di filosofia, la collaborazione con gli studenti appartenenti ad altri corsi di laurea è consigliata e raccomandata. Attraverso il progetto gli studenti sono in grado di interagire con diverse tecniche di ricerca, fonti e codici di condotta, cercando in ultima analisi di ricollegarli alla filosofia.

Per quanto impegnativo possa essere il processo, i risultati continuano ad essere eccezionali e sia gli studenti che il personale lodano il progetto e le competenze trasferibili che vengono acquisite durante il suo completamento. Allo stesso modo, altre scuole e facoltà di diverse università hanno introdotto moduli semestrali interdisciplinari, mirati ad evidenziare le connessioni tra le diverse aree di studio, concentrandosi in particolare sulle possibili associazioni tra il campo umanistico e quello medico e tecnologico. L'obiettivo finale è quello di fornire agli studenti una gamma più ampia e diversificata di conoscenze che comprenda teorie, metodi di ricerca e modelli provenienti sia dal campo artistico che da quello scientifico.

Newcastle University

Il campus universitario di Newcastle

Moduli interdisciplinari o università interdisciplinari?

Ma questo è sufficiente? Con un numero sempre maggiore di studenti che scelgono di abbandonare le discipline umanistiche perseguendo una seconda laurea o un master, i moduli interdisciplinari già introdotti sono sufficienti a soddisfare le sempre maggiori esigenze del mondo moderno? Zahir Irani, scrivendo sull'argomento, ha scelto di concentrarsi sulla struttura universitaria, considerando in particolare il modo in cui la costante e duratura creazione di Dipartimenti potrebbe ostacolare l'evoluzione dell'istituzione, e ritenendoli responsabili di dare priorità alla struttura rispetto alla cooperazione. Secondo lo studioso, piuttosto che concentrarsi sull’inserimento di moduli interdisciplinari, le università dovrebbero sottoporsi a un completo cambiamento strutturale: un cambiamento che vedrebbe la creazione di un'istituzione multidisciplinare incentrata sull'interazione tra molti campi diversi. Come già detto in precedenza, alcune istituzioni hanno già sviluppato dipartimenti separati interamente rivolti a portare avanti e a fornire corsi di laurea congiunti e studi interdisciplinari, ma il divario tra le facoltà esistenti continua a persistere, inibendo potenzialmente l’ibridazione tra diversi campi educativi, aiutata da quello che Slavicek definisce come il "modo di pensare globale e divisivo" tipico degli esseri umani.

Riflessioni finali

Se può sembrare ovvio ad alcuni che il futuro delle discipline umanistiche si basi sul potenziale di sviluppo interdisciplinare, la portata di tale sviluppo e le forme che potrebbe assumere non sono ancora definite. I corsi dovrebbero cambiare? Dovrebbero essere creati più progetti interdisciplinari? Oppure dovrebbero essere proprio le università e le istituzioni ad abbattere gli attuali confini tra i campi del sapere e creare un nuovo modello interdisciplinare? Forse sarebbe opportuno un mix dei due sistemi, sia con facoltà dedicate che con corsi indipendenti volti a fornire agli studenti diverse tipologie di opportunità di apprendimento interdisciplinare, adattate non solo a campi di ricerca connessi, ma anche alle esigenze individuali degli studenti.

Per saperne di più

Si ringrazia Rebecca Ivković per il controllo della traduzione di questo articolo.

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