Skip to main content

Cita questo articolo come: Bonci, Martina. 2020. «Humanistic Management: punto d’incontro tra discipline umanistiche e manageriali?». Humanities for Change (blog), 18 dicembre 2020. https://bembus.org/2020/12/18/humanistic-management-punto-dincontro-tra-discipline-umanistiche-e-manageriali/.

Il modello dello Humanistic Management (d'ora in avanti HM) nasce intorno agli anni Settanta del Novecento, andandosi poi a sviluppare più diffusamente a partire dal primo decennio del XXI secolo. Questo nuovo modello si propone in alternativa a quello storico dello Scientific Management, concettualizzato da Taylor nelle fabbriche fordiste e basato sulla serialità e sulla standardizzazione del lavoro. Tale modello era volto alla massimizzazione del profitto senza nessuna attenzione per le condizioni lavorative che tali standard imponevano. Sul lungo periodo, però, lo Scientific Management ha portato all’esasperazione del controllo e alla centralizzazione di tutti i processi produttivi, generando un sistema insostenibile.

Working station

La società contemporanea, definita già società liquida da Bauman (2011), non riesce più a sottostare a rigide gerarchie che imbrigliano la sua natura flessibile. Perciò, anche le imprese si sono trovate a fronteggiare l’impossibilità di abbracciare un modello di management ormai obsoleto, presto sostituito, quindi, da quello dello HM, più adeguato alle nuove necessità sociali. Secondo Melé (2016), la carica innovativa dello HM risiederebbe nella capacità di umanizzare l’ambito del business, ponendo cioè l’attenzione sulla componente umana coinvolta nei settori lavorativi, senza ridurla a mera forza-lavoro inanimata. Di fondamentale importanza sarebbe, infatti, riuscire a pensare il lavoratore come un uomo complesso, mosso dalla realizzazione individuale più che dal puro e semplice interesse economico. A questo proposito nel 1999 viene pubblicato il Nuovo Manifesto per il Management di Ghoshal, Barlett e Moran con l’intento di sistematizzare il nuovo modello. 

Le discipline umanistiche in Italia

Nel panorama italiano Marco Minghetti è riconosciuto come uno dei massimi esperti dello HM e della sua applicazione aziendale. Minghetti, di formazione filosofica, fa dell’Umanesimo la sua bandiera, sostenendo che solo gli umanisti con la capacità di raccontare, di intessere narrazioni e di migliorare la comunicazione, sarebbero davvero in grado di operare un cambiamento rivoluzionario nel campo del management. È dunque grazie all’approccio umanistico che si riuscirebbero a ri-motivare i lavoratori e a spezzare una routine asfissiante, umanizzandone i processi produttivi. Nel 2004 Minghetti ed altre importanti personalità nell’ambito manageriale, accademico ed artistico, hanno prodotto il primo Manifesto dello Humanistic Management, solo italiano, per delineare gli obiettivi essenziali da perseguire attraverso questo nuovo approccio manageriale. Combinare razionalità ed emotività, creare un buon equilibrio tra morale individuale ed etica collettiva e perseguire la metadisciplinarietà sono le nuove tendenze per un’azienda 2.0. Il nuovo manager aziendale – ispirato dal modello umanistico – dovrà prendere decisioni circa l’etica aziendale, conoscere i lavoratori e le loro emozioni, i loro punti di forza e di debolezza per poter metter in atto una strategia volta al potenziamento dell’individuo, prima che del lavoratore. 

Riflessioni di una umanista

Il mondo dell’umanesimo da decenni ha vissuto all’ombra di quello scientifico, che si evolve in tempi rapidissimi e ha portato enormi trasformazioni allo stile di vita degli esseri umani. La domanda che emerge, alla luce anche delle considerazioni sopra avanzate, è se il modello tecnico-scientifico a cui ci si è affidati completamente fino a questo momento sia in grado di soddisfare tutte le necessità umane. Forse no, o almeno non più. La necessità di focalizzare l’attenzione aziendale sul singolo lavoratore e sulla sua motivazione sono sintomi del fatto che ci sia bisogno di un cambio di paradigma, che consenta alla figura dell’uomo di riconquistare parte della sua centralità. Il modello dello Humanistic Management cerca di andare in questa direzione, di riportare la figura del lavoratore alla sua posizione centrale nella produzione e lo fa creando una narrazione capace di coinvolgerlo profondamenteTuttavia, data l’insistenza con cui le narrazioni di tali approcci innovativi fanno riferimento al mondo umanistico, ci si potrebbe chiedere quale sia il significato di "umanistico", quali caratteristiche vengono associate a questo termine e cosa ci si aspetta che un umanista faccia. Dalla descrizione dello HM sembra emergere che le discipline umanistiche possano portare al campo del management capacità narrative da sfruttare per la creazione di uno storytelling aziendale funzionale alla massimizzazione dell’impegno dei dipendenti e all'incentivazione di una capacità di dialogo in grado di creare un ambiente lavorativo disteso e stimolante. Le competenze richieste all’umanista, allora, appaiono alquanto superficiali e riduttive poichè gli viene chiesto di mettere a frutto la sua sola capacità narrativa e comunicativa. È solo questo il valore apportato dal mondo umanistico? 

Libreria Acqua Alta

Fin dall’antichità, gli umanisti sono stati apprezzati non solo per le loro capacità narrative ma anche riuscivano a parlare all’uomo dell’uomo stesso e del suo futuro, con un innato potere predittivo nel percepire in anticipo scenari futuri e nel mettere in guardia l’umanità tuttaA questo punto pare che il modello dello HM abbia estrapolato solo alcune qualità dell’umanesimo, quelle più convertibili, fruibili ed efficaci ai fini manageriali e abbia completamente asportato la caratteristica più importante, più propria dell’ambito umanistico, ossia la critica sociale che nasce da una visione più lucida della realtà e dalla capacità di prevedere gli effetti negativi che certe scelte implicano inevitabilmente. George Simmel, osservando le veloci trasformazioni dello skyline della sua città, aveva già compreso con quasi 100 anni di anticipo che l’inurbamento sconsiderato avrebbe apportato danni irreparabili ai paesaggi e all’uomo. Questo è l’atteggiamento dell’umanista, che sa guardarsi intorno con occhio critico. Eppure questa è la caratteristica che è stata cautamente messa da parte nel concepire il modello dello Humanistic ManagementIn conclusione, un modello di management innovativo più orientato alla centralità e alla motivazione del personale è una rivoluzione necessaria, ma che non può, per questo, arrogarsi il diritto di chiamarsi "umanistico", poiché così facendo toglie al mondo umanistico tutta la sua profondità e il suo senso, appiattendolo a mero produttore di racconti e di narrazioni funzionali all’azienda. Per parlare davvero di Humanistic Management, allora, bisognerebbe includere nella gestione dell’azienda personalità di formazione umanistica che portino alla discussione di problemi sociali generati da un certo tipo di produzione sconsiderata, per raggiungere un equilibrio profittevole e davvero attento all’uomo e ai risvolti del suo agire nel lungo periodo.

Per saperne di più

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Close Menu

Wow look at this!

This is an optional, highly
customizable off canvas area.

About Salient

The Castle
Unit 345
2500 Castle Dr
Manhattan, NY

T: +216 (0)40 3629 4753
E: hello@themenectar.com