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Cita questo articolo come: Canato, Martina Ludovica. 2021. «Ansia di rinnovamento: l'insegnamento delle materie letterarie nell'era digitale». Humanities for Change (blog), 1 gennaio 2021. https://bembus.org/2021/01/01/ansia-di-rinnovamento-linsegnamento-delle-materie-letterarie-nellera-digitale/.

Negli ultimi anni i più svariati ambiti lavorativi sono stati pervasi da un’inedita ansia di rinnovamento e di modernizzazione, che ha portato le professioni più tradizionali ad uscire dai solchi della consuetudine per aprirsi alle innovazioni della tecnologia. Questa spinta alla modernizzazione ha interessato anche l’ambiente scolastico, che si è progressivamente adeguato agli standard richiesti dall’era digitale, modificando il proprio statuto esclusivamente cartaceo con l’inserzione di sussidi elettronici. Tuttavia, quando si pensa ad un necessario svecchiamento della scuola, ci si deve interrogare, oltre che sulle novità introdotte dalla tecnologia, sulle modalità con cui i programmi scolastici si possono adeguare alla cultura e ai gusti dei giovani. Armati di tablet e posti di fronte a lavagne LIM di ultima generazione, gli studenti necessitano soprattutto di stimoli nuovi, capaci di svegliarli dal torpore di una passiva assimilazione di informazioni e di ridestare in loro la curiosità di conoscere e scoprire il mondo circostante. Come possono le materie letterarie sopperire a questa necessità adeguandosi agli interessi delle nuove generazioni? Secondo Umberto Fiori i nuovi mezzi di comunicazione sono una grande risorsa, tuttavia:

la cosa fondamentale che credo si debba insegnare ai nostri ragazzi è che nelle opere che studiamo si parla di loro. Quello che oggi manca ai giovani (...) è la coscienza di essere parte di una più vasta comunità, di costituire l’estrema manifestazione di ciò che chiamiamo uomo. Io credo che a inquietarli sia proprio la difficoltà a capire che i loro problemi sono gli stessi che generazioni e generazioni di esseri umani hanno dovuto affrontare nei secoli; che la loro condizione di angoscia non è un personale limite, una vergognosa debolezza, ma la condizione dell’uomo da quando esiste, qualcosa che condividono con tutti.

Umberto FioriPer una selva oscura, armati di tablet, in Cosa insegnare a scuola, Trento, 2003, p. 13

E allora la scuola dovrebbe permettere ai ragazzi di «formulare le domande che premono confusamente dentro di loro, ad articolarle, a identificare la questione chiave, a capire come quando e perché sono emerse nella storia della loro specie» (Fiori 2013, 13). Idealmente questo principio appare ineccepibile, tuttavia la sua realizzazione è forse più difficile di quanto non appaia la sua formulazione teorica.

An empty classroom

Come fare nel concreto?

Fino al secolo scorso non vi era alcun bisogno di adeguare i testi antichi all’orizzonte culturale dei fruitori moderni, dal momento che «la loro lettura mirava a insegnare agli studenti come si parla e come si scrive, e corrispondeva perciò a un’istruzione di tipo retorico» (Giunta 2017, 134). Oggi, invece, «lo studio della letteratura a scuola mira soprattutto […] al raffinamento della sensibilità e dell’intelligenza degli studenti», di modo che lo studio delle opere del passato trovi legittimazione nei legami che esse mantengono con il presente (Giunta 2017, 134). Nel perseguire questo obiettivo, tuttavia, si corre spesso il rischio di formulare attualizzazioni indebite, ricercando accostamenti pretestuosi oppure individuando collegamenti forzati tra autori diversi e unificando laddove sarebbe invece opportuno distinguere.

Un atteggiamento più sensato consiste forse nel far riflettere gli studenti su certe costanti metastoriche, o semplicemente umane, per come esse si rispecchiano negli scritti di autori diversi per età o geografia. Gli esseri umani non si sono mantenuti uguali a se stessi nel tempo, e la voce dei classici non è eterna; ma esiste un certo numero di fatti, esperienze, idee, che forma il nucleo di quella che chiamiamo esperienza umana.

Claudio GiuntaE se non fosse la buona battaglia?, Bologna, Il Mulino, 2017, p. 134

Sulle principali tematiche che interessano la nostra esistenza, infatti, uomini e donne del passato si sono già interrogati, lasciando in eredità per le generazioni future le loro riflessioni. Sarebbe auspicabile che, con l’aiuto di un bravo insegnante, questo lascito testamentario risuonasse «anche nel cuore di un adolescente» (Giunta 2017, 135). Tramite i versi dei poeti è infatti possibile condurre una riflessione che non si limita a ricostruire il quadro storico della letteratura, ma si prefigge anche di analizzare e comprendere il «modo in cui storicamente i sentimenti hanno trovato espressione nelle poesie e nei romanzi» (Giunta 2017, 137). Oltre al tentativo di attualizzazione, necessario per stimolare l’interesse dei ragazzi nei confronti di scenari apparentemente distanti dal loro orizzonte quotidiano, come si possono rendere sempre più originali le ore di lezione?

Girl choosing a book in a bookshelf

Nuove proposte

Da sempre l’introduzione di un nuovo argomento o di un’opera letteraria è preceduta da un’esaustiva attività di contestualizzazione, che traccia con dovizia di dettagli il profilo biografico dell’autore in questione. Secondo Giunta, «la storia letteraria andrebbe ridotta all’essenziale» (Giunta 2017, 139): le notizie sulla vita e la poetica degli autori, fondamentali per comprendere il significato di un’opera, occorre che siano funzionali alla lettura dei testi e non possono pertanto sostituire lo studio diretto sullo scritto preso in esame. Il tempo di cui si dispone durante le ore di insegnamento scolastico appare sempre insufficiente ed è per questo che, probabilmente, «studiare bene la letteratura a scuola non significa ‘farsi un’infarinatura di tutto’ […]; significa imparare a leggere libri di ogni sorta e avere voglia di leggerne altri» (Giunta 2017, 140). A questo scopo, la lettura integrale di pochi testi ben selezionati vale di più della lettura di «tanti testi sorvolati con la fretta di chi spunta una serie di nomi da una lista» (Giunta 2017, 140). Andrebbero allora rivisti gli obiettivi finali quando viene redatto il programma scolastico attuale e, oltre al rispetto degli interessi delle nuove classi di studenti, andrebbe focalizzata l’attenzione sull’importanza di acquisire un metodo di lettura e di studio che permetta ai ragazzi di avvicinarsi con facilità crescente a qualsiasi testo (letterario e non). Ma, oltre a questo, la scuola dovrebbe fornire delle abilità (e non unicamente delle nozioni) che siano facilmente spendibili una volta terminato il percorso scolastico, indipendentemente dalla scelta di intraprendere o meno un percorso di formazione universitaria.

A sketchbook with a laptop and two pencils

Cos’altro spetta a un insegnante di lettere?

Dall’esperienza di insegnamento universitario, Giunta arriva a manifestare la necessità che lo studio dei testi letterari a scuola non si limiti a trasmettere nozionismi ma rappresenti l’occasione per «imparare come organizzare un discorso, oralmente o per iscritto […], e per imparare la cura» nella produzione di un testo (Giunta 2017, 114). In particolare, l’insegnante di lettere dovrebbe educare i propri studenti alla corretta elaborazione di un documento scritto, corredato di note e indicazioni bibliografiche. Queste competenze di base, facili da insegnare e da assimilare, rappresentano un prerequisito che nel mondo universitario viene dato per scontato, ma che spesso è ignorato dalla maggior parte degli studenti appena usciti da un istituto superiore. Queste abilità, generalmente, l’università non le sa o non le vuole insegnare, dal momento che rappresentano «competenze che non appartengono ad alcuna disciplina scientifica, cioè appartengono a tutte» (Giunta 2017, 114). Tuttavia, dal momento che la cura del dettaglio e l’attenzione alla forma rappresentano «convenzioni che ogni scrivente, anzi ogni persona civile, deve sforzarsi di rispettare» (Giunta 2017, 115), ecco che anche in queste abilità la scuola assume un ruolo fondamentale, dal momento che, proprio nella scuola – oltre che all’interno della famiglia – si gettano le basi per la formazione di cittadini responsabili, capaci di manifestare cura anche nella convivenza con gli altri.

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