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Cita questo articolo come: Pellizzaro, Damiano. 2021. «Cronaca del webinar “La storia si fa digitale: sfide e opportunità”». Humanities for Change (blog), 26 febbraio 2021. https://bembus.org/2021/02/26/cronaca-del-webinar-la-storia-si-fa-digitale-sfide-e-opportunita/.

Titolo

Autore
Luogo, Editore, 2021, pp. 290
€ 20,00 (copertina flessibile/copertina rigida/formato Kindle)
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Con il webinar del 10 novembre 2020 “La storia si fa digitale: sfide e opportunità” si apre il ciclo di eventi "New Horizons. How to Renew the Humanities", organizzato dal network Humanities for Change e promosso dal Venice Centre for Digital and Public Humanities (VeDPH) dell'Università Ca' Foscari Venezia. L’iniziativa è stata finanziata con i fondi per le attività studentesche dell’Università Ca’ Foscari (anno 2020, I semestre). In questo primo seminario, partendo dalle riflessioni contenute nel volume a cura di Deborah Paci, La storia in digitale. Teorie e metodologie, Milano, Unicopli, 2019, attraverso la voce di quattro suoi autori, si è cercato di evidenziare le potenzialità e i limiti della rivoluzione digitale in ambito storico. Ognuno dei quattro relatori, come introduce Damiano Pellizzaro, moderatore dell’evento, porta la propria esperienza e il proprio approccio alla ricerca storica, delineando un quadro complesso e differenziato rispetto al tema e contribuendo così alla riflessione e alla discussione verso i dubbi principali dai quali è scaturito l’intero evento: in che modo si è affrontato il cambiamento dettato dalla rivoluzione digitale all’interno delle discipline storiche? Di cosa parliamo quando pensiamo alla storia digitale? Quali sono le acquisizioni che possiamo considerare consolidate e quali gli orizzonti ancora da esplorare?

Damiano Pellizzaro

Damiano Pellizzaro

La prima relatrice, la professoressa Deborah Paci, membro del Venice Centre for Digital and Public Humanities (VeDPH) e docente di Public and Digital History presso Veneziano e all’Università di Modena e Reggio Emilia, cerca anzitutto di inquadrare che cosa si intende per Digital History citando la definizione di Douglas Seefeldt e William G. Thomas (2009). A partire da quest’ultima, appare chiaro come la Digital History abbia molteplici campi di applicazione e di ricerca che spaziano dalla preservazione nel tempo e visualizzazione degli archivi digitali e al GIS. Un altro punto sul quale la professoressa Paci si sofferma è la necessità di considerare lo strumento tecnologico-informatico non solamente come un mezzo che genera confusione perché moltiplica contenuti – scetticismo presente anche e soprattutto in ambito accademico – ma sia uno strumento determinante per connettersi con il pubblico, anzi – come tiene a sottolineare Paci – i pubblici. La Digital History, conclude la docente, si avvale dei metodi tradizionali, ma attraverso l’uso di strumenti di indagine e di diffusione adeguati alle nuove esigenze del mondo digitale, costruendo ponti metodologici tra gli specialisti e i pubblici, il tutto adottando la shared authority e la co-creazione della storia.

Deborah Paci (a cura di), La storia in digitale. Teorie e metodologie

La storia in digitale. Teorie e metodologie

Deborah Paci (a cura di)
Milano, Unicopli, 2019, pp. 366
€ 29,00 (copertina flessibile)
Compra su Amazon (copertina flessibile)

Come secondo relatore viene introdotto il dottor Francesco Maccelli, dottorando di Studi Storici presso l’Università degli Studi di Firenze e l'Università di Siena, che interviene in merito alle serie digitali di dati per la storia economica. Come prima precisazione viene fatto osservare come proprio la storia economica sia stata la prima disciplina storica a far uso di big data. In questa branca i dati digitali sono stati impiegati nello studio di tematiche tradizionali, rivedendo e modificando alle volte anche i dati tramandati dalla storiografia del passato, per esempio il numero dei morti di Spagnola nel secolo scorso. Data la grande considerazione del digitale e la facilità con cui si possono ottenere oggi grandi moli di dati, è necessario – sottolinea Maccelli – che si abbia un metodo, che si adotti una metrica comune; in questo discorso diventa fondamentale l’apporto delle discipline statistiche e l’estrazione di pattern all’interno dei database. A seguito di queste considerazioni vengono forniti degli esempi concreti di database di carattere internazionale, ampiamente usati dalla comunità scientifica: la Campop di Cambridge, il Macrohistory database e il rinomato Maddison Historical Project. In questi database mondiali la quantità di dati contenuti supera indiscutibilmente quella elaborata dagli studiosi, fornendo quindi in continuazione nuovi materiali di studio. Oltre alla quantità dei dati, questi archivi si caratterizzano per precisione e robustezza, cosa che rende ancor più indispensabile la solidità delle metriche attraverso le quali sono costruiti. A conclusione dell’intervento Maccelli sottolinea ulteriori implicazioni del digitale applicato alla storia economica tradizionale: da un lato le teorie del passato possono essere comprovate o smentite, dall'altro si rende necessaria una riflessione sui formati con cui si propongono i dati stessi e la crescente centralità dei metodi quantitativi standardizzati come pratica comune per lo studio della storia.

Francesco Maccelli

Francesco Maccelli

Tìago Luis Gil

Tíago Luis Gil

Il terzo contributo all’evento si deve al professor Tiago Luís Gil, docente di Storia dell’America presso l’Universidade de Brasília. Il professore espone la sua esperienza nel campo della cartografia digitale presentando il progetto “Atlas digital de América Lusa”, ovvero un atlante digitale dell’America colonizzata dal Portogallo tra il 1500 e il 1808. Non solo l’atlante è concepito come una specie di Google Maps, quindi ha una forte componente interattiva, poiché si può passare da una scala ad un’altra aumentando o diminuendo lo zoom, ma anche – dice il professor Gil – l’atlante si basa su un sistema MediaWiki che dà la possibilità di consultare un’enciclopedia con tanto di bibliografia scaricabile collegata a Zotero. A conclusione dell’intervento il professor Gil rimarca l’importanza di un confrontarsi in merito alle tematiche emergenti per l'avvento del digitale nelle scienze storiche.

L’ultima relatrice a intervenire nel seminario è Dorit Raines, professoressa associata di Storia della documentazione, Digital History e Scienze archivistiche all'Università Ca’ Foscari, oltre che presidente del Sistema Bibliotecario di Ateneo e coordinatrice del progetto The Venice Time Machine. Dopo aver puntualizzato come nello studio delle scienze storiche l’unità fondamentale non sia più il "fatto" – come era negli anni ’70 e ’80 – ma sia il "dato", la docente solleva questioni molto importanti e di ancora incerta risoluzione a proposito dell’archiviazione dei dati stessi.  Le domande a cui la comunità scientifica deve dare una risposta in tempi brevi, osserva la professoressa Raines, sono: di chi è la proprietà dei dati estratti? Di chi sarà l’incombenza di mantenere e aggiornare i dati nei prossimi decenni? O ancora, come andiamo a immagazzinare i dati? A conclusione dell’intervento si sottolinea come a queste domande non vi sia certamente una risposta specifica e ci possano essere solamente idee sperimentali come la blockchain o l’uso del DNA, ma urge la necessità da parte della comunità scientifica mondiale, o quantomeno europea, di pensare a delle soluzioni solide e condivise.

Dorit Raines

Dorit Raines

Al termine della parte di esposizione, è stato creato da parte degli organizzatori un secondo momento nel quale si è data possibilità al pubblico di porre domande ai relatori. Le questioni poste dal pubblico hanno riguardato problematiche inerenti all’autenticazione delle fonti materiali digitalizzate, il processo di blockchain, la possibile discriminazione derivata da una minor presenza di dati per le civiltà orali o con pochi materiali scritti, la necessità di conoscere i dati dei database usati ai fini di ricerca, fino a toccare argomenti di ordine didattico con l’utilizzo delle mappe interattive a scuola. Durante il seminario sono stati evidenziati numerosi aspetti applicativi e teorici della Digital History, quali mappe digitali e database di storia economica, non mancando di mettere alla luce problematiche ancora irrisolte dal punto di vista metodologico, come l’archiviazione e il mantenimento dei dati digitali raccolti.

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