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Cita questo articolo come: Mamprin, Irene. 2021. «Metodi digitali e scienze umanistiche: una nuova didattica.» Bembus (blog). 12 marzo 2021. https://bembus.org/2021/03/12/metodi-digitali-e-scienze-umanistiche-una-nuova-didattica/.

Metodi digitali per l’insegnamento classico e umanistico

Paolo Monella
Milano, EDUCatt, 2021, pp. 146
€ 25,50 (copertina flessibile) | ebook gratuito
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Nel contesto pandemico attuale, dove si è sentita più che mai l’esigenza di attivare una didattica a distanza (DAD), Paolo Monella, ricercatore presso la “Sapienza” Università di Roma e visiting scholar presso il Venice Centre for Digital and Public Humanities (VeDPH) dell’Università Ca’ Foscari nell’a.a. 2018/2019, propone una profonda riflessione sui metodi didattici digitali nel suo nuovo libro Metodi digitali per l’insegnamento classico e umanistico (Milano, EDUCatt, 2020).

Il volume si concentra sui metodi per l’insegnamento in un contesto digitale delle lingue classiche, in particolare del latino, ed è stato ampiamente pensato in contemporanea al lockdown in Italia e all’attivazione della didattica emergenziale. Di fronte ad atteggiamenti contrapposti e aprioristici di sdegnoso rifiuto o di accoglienza entusiasta nei confronti della didattica digitale, Monella affronta razionalmente la questione: non si tratta solamente di verificare l’utilità degli strumenti digitali, ma occorre attendere ad un radicale ripensamento del lavoro didattico. Per questo motivo l’autore ammonisce il lettore invitandolo a chiedersi sempre se uno strumento digitale porta un effettivo miglioramento dei metodi didattici, favorendo lo sviluppo dello spirito critico, un apprendimento più attivo o creativo e un contributo positivo alla società. Tutto questo, infatti, è il principio base di una democrazia.

Metodi e strumenti

Inoltre, Monella offre un’accurata rassegna dei principali strumenti e piattaforme per l’e-learning e, oltre ad alcuni preziosi consigli sul buon uso di essi, raccomanda fortemente l’adozione di formati non proprietari e di portali open source e open access anche per la condivisione dei materiali dei docenti: in questo modo non solo si evitano i problemi economici legati agli abbonamenti, ma anche quelli legati alla privacy e alla diffusione di dati sensibili (soprattutto di studenti minorenni) con le multinazionali del web. Poi l’autore presenta alcuni suggerimenti su come sfruttare al meglio le piattaforme come Moodle per strutturare un nuovo metodo didattico, la flipped classroom, e affronta il tema della connettività e del fabbisogno di connessione che è irrimediabilmente aumentato durante la quarantena: tutto ciò ha creato un forte divario socioeconomico tra studenti, ma ha anche messo in luce come sia essenziale per gli alunni riservare alcuni gigabyte del proprio abbonamento alla rete per l’attività didattica. L’obiettivo delle nuove pratiche proposte è non solo costruire una vera didattica digitale che potrà anche replicarsi in unione alla didattica in presenza, ma anche rendere gli studenti dei veri e propri padroni del web: infatti, seppur le nuove generazioni possono definirsi "nativi digitali", sono privi delle competenze digitali necessarie, come un soggetto madrelingua analfabeta. Le loro conoscenze si rivelano insufficienti per un uso serio e attento del PC o dello smartphone perché non si sono (ancora) impadroniti delle logiche del digitale e del suo funzionamento. In questo senso, la trasformazione da utenti a padroni del web è il fine ultimo del libro di Monella.

Nell’ultima parte del volume il ricercatore presenta alcuni strumenti innovativi per lo studio del latino, fra cui i corpora elettronici e il conseguente impiego didattico degli stessi. Se alcuni corpora presentano molte funzionalità a pagamento, altri offrono i propri materiali gratuitamente: insegnare l’uso di questi ultimi agli studenti e soprattutto le modalità della ricerca potrebbe portare a un nuovo approccio allo studio delle lingue classiche e favorire una nuova consapevolezza delle potenzialità degli strumenti elettronici all’interno dell’ambiente scolastico.

Seminario di Paolo Monella dal titolo Out of the Tower of Babel: interoperability and pre-modern writing systems tenuto in inglese il 4 dicembre 2019 al VeDPH nell'ambito della serie Seminars in Digital and Public Humanities 2019/20

Lockdown: un’emergenza (anche) scolastica

Le gravi carenze in termini di connettività del sistema formativo italiano pongono un freno all’innovazione metodologica mediata da strumenti digitali. Avviene spesso che le scuole, mentre si concentrano sull’acquisto di hardware (computer, LIM) e si ingabbiano in software proprietario (ad esempio programmi 'chiusi' di gestione della LIM o dei registri elettronici), trascurino la connettività, che costituisce invece il presupposto per metodi didattici digitali veramente attivi e innovativi.

Paolo MonellaMetodi digitali per l’insegnamento classico e umanistico, Milano, Educatt, 2020, p. 25

A seguito del lockdown imposto per contrastare la pandemia di SARS-CoV-2, è stata attivata una didattica emergenziale attraverso l’impiego delle principali applicazioni di videoconferenza come Google Meet, Microsoft Teams, Zoom e Skype. Bisogna però considerare che tale soluzione, dettata da una situazione straordinaria e dal poco preavviso, non può ritenersi un vero e-learning: da un lato non è possibile replicare la lezione frontale sul web (ma ciò potrebbe essere dovuto a una precisa richiesta delle famiglie e dei docenti avvezzi a tale modalità), dall’altro perché queste piattaforme di video call sono destinate a un pubblico adulto, aziendale e disciplinato. Inoltre, la quarantena ha messo in luce una grossa disparità di accesso a una connessione internet adeguata al sostentamento della DAD: l’indagine del CENSIS in merito a inclusione e istruzione pubblica ha dimostrato come la didattica online abbia ampliato il gap di apprendimento tra studenti a livello di disponibilità di strumenti informatici e cultura tecnologica delle famiglie. Tutto ciò è dovuto non solo alle disponibilità economiche delle famiglie degli studenti, ma anche dalla differenza di infrastrutture necessarie all’erogazione del servizio tra grandi e piccoli centri urbani. Non solo: se gli studenti universitari dispongono della rete nei campus poiché ci si aspetta da loro un apprendimento attivo e uno studio autonomo, tutto questo non è pensato in relazione alla scuola, dal momento che percepiamo il ruolo degli alunni come passivo e riteniamo sufficienti i metodi tradizionali. In questo modo lo scarso accesso alla rete internet ostacola l’innovazione metodologica nella didattica digitale, senza contare che i costi delle infrastrutture sono molto alti e le scuole necessitano di un fabbisogno di connessione pari a quello di una grande azienda, di rete Wi-Fi capillare con ripetitori, cavi ethernet e un accesso con ID e password.

Studenti e privacy

Monella sostiene che sarebbe più opportuno per le scuole investire poche centinaia di euro all’anno dei fondi loro destinati per una connessione in fibra ottica piuttosto che comprare LIM e altre costose periferiche che tra pochi anni diventeranno obsolete. L’autore, però, affronta anche un tema molto delicato ma ormai cruciale nell’era di Google e delle altre multinazionali del web: la condivisione dei materiali scolastici e il trattamento dei dati sensibili. Infatti, la maggior parte degli studenti è ancora minorenne, ragion per cui non si dovrebbe affidare i loro dati a social network o aziende esterne. Nonostante ciò, la gran parte delle lezioni svolte finora e la condivisione dei materiali sono avvenute attraverso le piattaforme rese disponibili da Google e Microsoft. La soluzione di Monella per la creazione di un repository didattico con licenze aperte e di facile apertura e caricamento dei materiali rispecchia il modello americano. Di qui l’invito a creare piattaforme aperte e volontarie di scambio e a contribuire a quelle esistenti. Già Andrea Balbo (2007) aveva proposto un database ospitato dal MIUR per il reperimento di risorse di qualità per l’insegnamento del latino classico, ma nella sua ottica le risorse permangono nei siti web originari e nell’indice si trovano i rimandi. Inoltre, l’autore raccomanda fortemente l’utilizzo di piattaforme open source e open access, che non prevedano l’utilizzo di formati proprietari per la creazione di contenuti. Per questo motivo è meglio indirizzare la didattica verso Moodle, Chamilo, Socloo e cloud liberi come Nextcloud e Framasoft per i materiali didattici.

Ripartire dalla traduzione

A questo punto Paolo Monella propone diverse soluzioni per avviare una vera didattica online: Giuseppe Fiorentino (2020), infatti, distingue tra la DAD d’emergenza e le buone pratiche della didattica digitale. La prima non solo rispecchia una situazione emergenziale, ma ha anche messo in luce il pensiero comune sulla concezione trasmissiva dell’apprendimento: le famiglie e i docenti, abituati da tempo alle lezioni (ultra)frontali, hanno pensato di replicare con le videolezioni le stesse modalità della didattica in classe. Certamente c’è stato poco tempo per ripensare la didattica, ma ciò ha fatto emergere il ritardo italiano nella formazione dei docenti nella sperimentazione di metodi innovativi. Le buone pratiche, infatti, non prevedono una semplice sostituzione della didattica tradizionale, ma un intero ripensamento dell’attività scolastica. Lo studente deve trasformarsi da oggetto a soggetto dell’istruzione, ovvero deve assumere un ruolo attivo nel corso del suo apprendimento, sviluppando capacità critiche e creative: non a caso l’attivismo pedagogico e l’apprendimento costruttivo erano elementi cardini del pensiero di Maria Montessori.

Monella indaga sulle opportunità di impiego di alcune piattaforme o metodologie per la didattica: Wattpad, ad esempio, può essere uno stimolo alla scrittura creativa, come Kahoot permette di accendere la competizione con quiz e classifiche delle risposte corrette, ma è la flipped classroom o “classe capovolta” la vera rivoluzione anche nell’ambito dell’insegnamento della grammatica delle lingue classiche e si può applicare anche nella DAD. Come sappiamo, la traduzione è il vero pilastro dell’apprendimento del greco e del latino, ma attualmente si assiste ad un crollo di questa centralità a favore di numerose ore di lezione virtuali spese per l’insegnamento della grammatica. L’autore propone una flipped classroom incentrata proprio sull’apprendimento attivo della grammatica classica da parte degli alunni per riservare le ore di videolezione o in presenza all’esercizio di traduzione e allo studio dei testi: il docente metterà a disposizione online materiali scaricabili, video, link di approfondimento, mentre gli studenti potranno porre domande e, in autonomia o in gruppo, studieranno le regole grammaticali, svolgeranno degli esercizi e saranno valutati. In questo modo le tecnologie digitali possono aiutare a rimodellare la didattica da passiva ad attiva e lo studente si sentirà responsabile del suo apprendimento e incoraggiato a imparare.

Scoprire i corpora

Infine, Monella opera una panoramica sui principali corpora testuali greco-latini e sul loro impiego didattico: bisogna sottolineare come alcune banche dati di testi letterari come il Perseus Project e la Biblioteca Digitale di testi latini tardoantichi (digilbLT) sono a licenza aperta, risultano tra le più avanzate per ricchezza di strumenti e presentano i testi in XML-TEI, formato standard per le edizioni scientifiche digitali. Altre, come l’archivio di testi classici del PHI (Packard Humanities Institute) e il TLG (Thesaurus Linguae Graecae) prevedono un abbonamento oppure possono essere interrogati tramite Diogenes, un software open source.

Una menzione particolare è riservata al progetto Musisque Deoque (MQDQ), avviato nel 2005 da Paolo Mastandrea, che contiene testi latini dall’antichità classica al Rinascimento accompagnati da apparato critico. Ovviamente Paolo Monella predilige e consiglia fortemente la consultazione di corpora open source: gli esercizi didattici proposti aiutano gli alunni a esaminare in maniera approfondita i testi degli autori classici. Ad esempio, lo studente, munito di un brano in lingua originale con traduzione a fronte, può interrogare gli indici di frequenza per comprendere quali siano le parole più frequenti in un autore, può imparare a fare ricerche booleane o lemmatizzate e per la traduzione può servirsi dei dizionari e commenti di riferimento.

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