Intersections

Una giornata di studi sulle public humanities e sulla fuoriuscita delle discipline umanistiche dalle cerchie del dibattito accademico

Online

L'incontro si è tenuto sulla piattaforma Zoom il 3 dicembre 2020

Registrazione

Le registrazioni degli interventi sono disponibili sul canale YouTube

Elisa Corrò
Stefano Dall'Aglio
Carlo Corsato

Public Humanities

Un convegno per presentare alcuni progetti di public humanities

Atti

Gli atti della giornata di studi sono in corso di pubblicazione per Edizioni Ca' Foscari

La giornata internazionale di studi “Intersections. New Perspectives for Public Humanities” si propone di stimolare alcune riflessioni provenienti da diversi campi del sapere e di incentivare il dialogo tra ricercatori in merito alle possibilità di fuoriuscita delle discipline umanistiche dalle cerchie dell’ambiente accademico. In questo senso, costituisce oggetto precipuo di studio l’analisi delle metodologie e degli strumenti relativi alle pratiche di disseminazione del sapere per le discipline storiche, artistiche e filologico-letterarie. Particolare attenzione è riservata alle nuove figure professionali collegate ai percorsi di laurea delle facoltà umanistiche (come il public historian) e alle interazioni di tali figure professionali con i nuovi mezzi di comunicazione e divulgazione di massa.

  • Marco Sartor (Università di Parma) (chair)
  • Francesco Venturini
  • Paola Carmela La Barbera (Università Ca' Foscari Venezia)
  • Irene Mamprin

La giornata di studi è stata organizzata dal network internazionale Humanities for Change, in collaborazione con il Venice Centre for Digital and Public Humanities (VeDPH) dell'Università Ca' Foscari Venezia e la Facoltà di Filologia dell'Università di Banja Luka. L’iniziativa è stata finanziata con i fondi per le attività studentesche dell’Università Ca’ Foscari Venezia (anno 2020, 2° semestre).

Panel 1 – A Glance at Public History

La dimensione pubblica delle discipline umanistiche si è sviluppata negli ultimi cinquant’anni in diversi settori. Uno di questi è quello storico, che ha visto l’affermazione della digital public history in un contesto esterno all’accademia, per andare fin da subito oltre la classe e immergersi nel mondo reale. In particolare, la public history si sviluppa negli Stati Uniti a partire dagli anni ’70 e risponde sia alla necessità degli storici di impiegare al di fuori delle università la loro formazione, sia alle esigenze di un pubblico non specialistico che desidera vivere e conoscere la storia oltre i canali tradizionali, superando così l'autoreferenzialità delle élite e rivolgendosi soprattutto ai non esperti. A questo proposito, è capitale il ruolo del digitale che apre le porte al vasto pubblico garantendo la massima circolazione e fruibilità del sapere. Viene pertanto data voce in questa sede ai contributi che, con spirito analogo a quello che la public history insegna, promuovono la condivisione del sapere e la piena accessibilità alle fonti. 

Discussant: Irene Mamprin.

Public History: methodologies, experiences and perspectives outside and inside Ca’ Foscari

Speaker: Stefano Dall'Aglio (Venice Centre for Digital and Public Humanities)

This paper aims to provide an overview of the studies and new initiatives of Public History at Ca’ Foscari University, placing them in the wider context of national and international Public History. The aim is to identify, through the reference to a concrete situation, limits and potentialities of a different way of conceiving history, with a new kind of interaction between university and general public and also with forms of knowledge of the past completely extraneous to the academic reality. We will also try to take a look at the future to understand how, outside and inside Venice, the methodological and epistemological challenges posed by Public History can be faced.

Nuove tecnologie per la valorizzazione della storia cultura: il caso di Matera

Speaker: Francesca Vera Romano ("Sapienza" Università di Roma)

Il rapporto tra paesaggio culturale, storia e tecnologia è cruciale per leggere la nuova tendenza dell’uomo a compiere azioni basate sulla sostenibilità e sull’intreccio tra tradizione e innovazione. Matera, grazie all’attuale impiego delle tecnologie per il patrimonio culturale e della smart agriculture 5G, di cui è sede di sperimentazione, rappresenta un interessante caso di studio. Capitale Europea della Cultura 2019 e patrimonio Unesco, la Città dei Sassi è caratterizzata da una storia millenaria di evidenze archeologiche, ma anche da un patrimonio culturale materiale e immateriale legato alla cultura rurale e al suo paesaggio agricolo. Molti elementi del suo patrimonio e della sua storia cultura sono ora ampiamente fruibili attraverso piattaforme digitali quali “I-DEA – Archivio degli Archivi e delle Collezioni” e “Matera città narrata”, una rete di virtual heritage che supporta gli utenti durante la pianificazione della visita della città e offre loro contenuti culturali digitali quando si approssimano alle vicinanze di monumenti e siti. Le nuove tecnologie applicate sul paesaggio agricolo, come il 5G e la blockchain consentono di conoscere tutte le fasi, dalla semina alla raccolta fino alla realizzazione di un prodotto, permettendo di riconnetterlo al suo specifico paesaggio culturale. Il prodotto diventa così patrimonio culturale, risultato dell'applicazione di saperi e pratiche tradizionali proprie della cultura del territorio.

Public History and fascist monuments in the towns of Bolzano and Trieste. Some examples and analysis of projects

Speaker: Iris Pupella-Noguès (Università degli Studi di Trieste, Université Paris-Est Créteil)

When the multicultural regions of Trieste and Bolzano became Italian, the liberal state followed by the Fascist regime imposed an “italianization” of the “allogeni” and of the spaces. After World War II, both of the regions quickly proposed public history projects to appease tensions caused by the Fascism and the Nazi occupation. The proposal interrogates the link between inhabitants of the two cities and the remains of fascist monuments analyzing three multimedia public history projects.

Panel 2 – Arts, Museum and Cultural Heritage: some Insights

Nel mondo dell’arte, l’attuale situazione di emergenza sanitaria legata al diffondersi del fenomeno virale COVID-19 ha fatto emergere in maniera evidente l’importanza delle risorse digitali per musei o gallerie. Ora più che mai, d’altra parte, in un momento in cui la mobilità è stata ridotta a situazioni di estrema necessità e i musei sono stati costretti alla chiusura, è emerso il problema del digital divide: se prima il digitale appariva quasi un elemento accessorio che il museo o la galleria poteva vantare, adesso si è rivelato uno strumento indispensabile per garantire al pubblico almeno un accesso da remoto alle collezioni. L’online è infatti sempre più necessario per raggiungere i contenuti artistici: nascono le virtual rooms, come quelle presentate tramite un telepresence robot dall’Hastings Contemporary Museum in Inghilterra, oppure le lezioni di arte via web, come nel caso dell’artista Martin Morris, il quale presenta e produce le sue opere d’arte in diretta. In questa sezione si accolgono i contributi per una riflessione sulle modalità di diffusione su larga scala dell’opera artistica, anche con attenzione ai contenuti digitali nel mondo dell’arte e alle istanze di natura didattica o al ruolo dei social network.

Discussant: Paola Carmela La Barbera (Università Ca' Foscari Venezia)

Distant forms of participation in art. Public art as instance of territorial formation in the pandemic

Speaker: Silvia Mazzucotelli Salice (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)

This contribution attempts to provide a conceptualization of the uses of art as a tool to re-spatialize and re- signify urbanities in the current pandemic context. Extending some considerations emerging from qualitative observations carried out in norther Italy in the past months, the article advances a reflection on the territorial/political dimension of public art practices in this specific moment to then elaborate a more general reflection on the relationships that can arise between art, artist and urban context. Historical and commemorative monuments, installations, artistic performances and murals are just a few of the artistic repertoires observable in contemporary cities. In their traditional form, they have always represented a unique relationship between the activation of memory and the construction of the imagination: imposing themselves as tangible signs within the territory, they have emphasized historical moments and contributed to the creation of strong cultural identities. In this, balance memory and imagination had a common function: to make something absent present. In the past months, cities have been put to the test: emptied of the sociability that has always represented their life force, squares, streets, historic centers and peripheral neighborhoods are reduced to empty areas, spaces in hibernation. In such a context public art practices experimented new ways of producing culture and making present both proximity and the sociability of public space. While museums and galleries have been forced to keep their doors closed, art progressively occupied those spaces hitherto imagined as non-places, progressively defining innovative installation formats suitable for abandoned spaces that could revive – albeit temporarily – thanks to culture. And, at the same time, digital media has allowed people to live a shared experience, giving new meaning to the process of building a collective identity. In this context, walls and disused urban spaces are not simply heuristic notions to study the complex links between public space, and its political dimension; showing art as an instrument of spatial claim, interconnecting, through digital and non-digital instruments, the urban areas with the people who live there, public art practices emerge as instances of territorial formation. As such the contribution tries to answer the following questions: is the digital experience a mutilated experience with respect to the concrete relationship between art, public and territory? Do digital forms of participation in art manage to weave networks of exchanges comparable to those “in presence”?

Digital divide, diversity and access in museum education

Speakers: Carlo Corsato (Università degli Studi di Verona), Kate Devine (The National Gallery, London)

Digital platforms and virtual interactions have quickly become the new normal for museums and galleries across the world. As a result, museum education professionals have been forced to interrogate core ideas surrounding the role of a museum in society and the character of its relationship to the public. How are ideas of democracy, openness and community-building affected by this turn to the virtual world? How do we engage with the artwork-as-object when forced to work with an intangible 2D image on a screen? The digital learning offer has to contend with existing social divides due to race, class, income, location, and disability among others. All these factors affect how individuals can access and use digitally disseminated resources. We may have a new generation of users who are ‘born digital’ but it does not follow that they will therefore have equal opportunity to engage with digital offers, and many onsite learning and public engagement programmes have a role beyond education; they extend into wellbeing and the development of mutually supportive communities. How can digital engagement attempt to fill the social gap implicit in a move into the virtual realm? Case studies will focus on a variety of digital and non-digital programmes at leading galleries in London. We will explore how a STEAM project (Science, Technology, Engineering, Art, and Mathematics) can tackle social and digital divides among secondary-school students through low- cost direct engagement and hands-on activities. A further case study will discuss community engagement projects, including those that work with at risk adults, highlighting the challenges and limitations of digital engagement when working with audiences whose needs are often complex and various.

Beyond the Academy. Dissemination of Research and Employment

Questo panel è dedicato a sondare alcune interazioni fra le discipline umanistiche e un contesto altro, che può essere costituito dalle comunità locali o dal mondo aziendale. Nel primo caso lo scopo è quello di illustrare alcune modalità di disseminazione del sapere accademico che prevedano la partecipazione di un pubblico ampio e non specializzato, coinvolto anche grazie al ricorso delle digital humanities. Esperienze immersive grazie all'ausilio della realtà aumentata e modalità inclusive che permettano la fruizione del sapere anche da parte di persone con disabilità sono alla base di questo filone. Il secondo nucleo riguarda invece l'utilizzo dei modelli letterari in ambito aziendale, a sottolineare le molteplici opportunità lavorative non convenzionali che si offrono ai laureati nelle discipline umanistiche.

Discussant: Stefano Adamo (Università di Banja Luka)

Diffondere cultura oggi: l'esempio del Museo M9

Speaker: Michelangela Di Giacomo (M9 – Museo del '900)

L’intervento intende analizzare il caso di “M9 – Museo del ’900” di Venezia Mestre, il primo esperimento di ampia scala di museo di nuova generazione dedicato alla storia recente del nostro Paese. Racconterà il progetto di rigenerazione urbana che vi è alle spalle e ne spiegherà alcune scelte museografiche, collocandole all'interno del contesto internazionale. Particolare attenzione verrà dedicata all'uso di tecnologie multimediali con finalità educative e per la divulgazione di conoscenze a pubblici ampli e di molteplici tipologie.

Heritage thinking and maker culture. (Hi)story of landscapes, communities and memories in the Venice countryside

Speaker: Elisa Corrò (Venice Centre for Digital and Public Humanities)

The promising researches in Digital and Cultural Heritage (including Design Thinking, Storytelling, Maker Culture, etc.) revealed the most effective tool to communicate, visualize and generate innovative ideas and make creative use of information, data and media to express complex information. Moreover, the power of narratives, re-living memories and visual experiences lead to the creation of a series of emotional events. From this perspective, whole landscapes around Venice are being reshaped and that changes the way cultural memory is encoded and interpreted. The paper focus on a series of case-studies in the Venice countryside regarding the interplay between society and local requirements. The use of a citizen-science approach aims at facilitating the dialogue, sharing co-produced knowledge and values, and involving citizens in academic research and dissemination of result. The paper attempts to document both how over time perceptions are transformed by landscape changes and how local communities are culturally connected to the place where they live following up on the idea of an emerging “Memoryscape”: how are people connected with historical events? How many memories they have? How their mind works with the related environment (now completely changed) and what they cherish as Intangible Heritage? Finally, this approach reinforces the meaning of identity with a strong impact on the landscape values defined in the Cultural Heritage and Landscape Code (Legislative Decree 42/2004, art. 131), in which the term “landscape” is defined as “an integral part of the territory whose characteristics are derived from nature, the history of humanity or from their reciprocal inter-relationships”.

L’eroe in azienda. Come Ulisse e i suoi discendenti possono aiutare il business

Speaker: Alberto Trentin (poeta e analista finanziario)

L'intervento intende unire due ambiti normalmente estranei l’uno all’altro, quello della letteratura (in particolare dei testi narrativi) e quello dell’industria (contabilità industriale, progettazione). La ricerca cerca di rispondere alla domanda: è possibile utilizzare i romanzi per esemplificare alcune situazioni proprie del business? E inoltre, possono queste esemplificazioni aiutare a comprendere le dinamiche aziendali e fornire degli spunti per risolvere eventuali problemi ovvero evitare che si presentino? Si tratta dunque di scegliere alcuni aspetti e strumenti più o meno specifici (pianificazione e controllo, analisi dei costi e benefici, programmazione, what if analysis e così via) e guardarli attraverso alcuni passi di romanzi famosi.

Keynote

Discussant: Giulia Pellizzato (Harvard University)

Actionable Knowledge

Speaker: Jeffrey Schnapp (Harvard University)

We inhabit a world in which there exists an unprecedented proliferation of freely accessible and (sometimes) high quality information; information that no longer resides on library bookshelves alone, but rather that, thanks to the ubiquity of networks and the smart phones we carry in our pockets, accompanies us as we move about the world. Yet on issue after issue – climate change, vaccinations, immigration, history, culture... – this ever-expanding library struggles to shape public beliefs and actions. This talk will tackle the question of how to cut through the noise and how to make knowledge matter. Its focus will be on the role of critical design practice, on the one side, and on the need for new models of university level training and organization that merge the practical with the critical and theoretical, on the other.

Panel 4 – The Contribution of Digital to the Tradition of Literary Texts

La fuoriuscita dei contenuti dalle aule scolastiche e accademiche risulta forse più difficile per quanto pertiene l’ambito letterario. I contributi di questa sezione sondano le dinamiche sociologiche di diffusione e ricezione di specifiche opere o generi letterari al di fuori dell’ambito accademico. Alcuni esempi sul primo versante riguardano le rivisitazioni in chiave pop di testi letterari che fanno parte del canone della letteratura italiana e/o mondiale, come ad esempio attraverso le arti performative, la riduzione cinematografica, il graphic novel… Nel secondo caso, invece, si prende in considerazione un determinato generale, per tracciare un quadro della sua diffusione al di fuori dell’ambito prettamente accademico. Si pensi a questo proposito al "Movimento per l’Emancipazione della Poesia" (MeP) o ad esperienze consimili che coinvolgono le nuove tecnologie di comunicazione digitale e i social network.

Discussant: Gaia Tomazzoli (Università di Pisa)

A cosa serve la filologia nel tempo delle Digital and Public Humanities: il caso DEDM (Digital Edition of the Devisement dou Monde)

Speaker: Eugenio Burgio (Università Ca' Foscari Venezia)

La presentazione del progetto DEDM (Digital Edition of the Devisement dou Monde) dell’Università Ca’ Foscari sarà l’occasione per alcune riflessioni sul buon uso delle pratiche digitali negli studi testuali, e per la loro pubblicazione e divulgazione nella cornice universale del Web. Tematiche: il digitale serve ai filologi? E per fare che? Ricostruzione, interpretazione dei testi, metodi e pratiche digitali; l’ipertesto e la diffusione dell’informazione scientifica; quale lingua per quale diffusione; la pagina Web come testo e come oggetto: impaginazione delle informazioni e organizzazione retorica; Digital Humanities e funzione Public: i rischi e i vantaggi della divulgazione.

Testi come beni comuni: per una filologia digitale sostenibile

Speaker: Paola Italia ("Alma Mater Studiorum" Università di Bologna)

La dimensione interattiva e collaborativa dei testi che leggiamo, scriviamo e studiamo in rete: testi ibridi, digitalizzati e digitali, impone un’assunzione di responsabilità da parte di chi i testi li produce, li conserva, li cura e li pubblica, ma anche da parte di chi, precedentemente, ne era un fruitore passivo. Al lettore, che può accedere a una quantità straordinaria di testi, e che diventa in certi casi – come le edizioni “sociali” e “collaborative” – anche il loro curatore, è richiesta una sensibilità testuale nuova: la capacità di distinguere tra testi affidabili e non, di verificare le fonti, di adottare protocolli filologici non sempre conosciuti. L’intervento discute, attraverso alcuni casi di edizioni digitali realizzate con metodologie e protocolli diversi: Wiki Leopardi, Leopardi Ecdosis, Vasto e Philoeditor, il rapporto tra impulso editoriale e dimensione di ricerca e didattica, nella prospettiva di stimolare un’idea dei testi intesi come beni comuni, ovvero «cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona» (Rodotà 2008).

Le Ortique ovvero del canone deformato: un progetto collettivo e digitale per riscopre le artiste dimenticate a cura di studiose e autrici

Speakers: Alessandra Trevisan (Università Ca' Foscari Venezia), Alice Girotto (Università Ca' Foscari Venezia)

Nato a inizio 2020, Le Ortique ovvero del canone deformato è un progetto digitale che muove dall’intento di ridare una seconda voce ad artiste dimenticate soprattutto del Novecento e di varia provenienza geografica, non soltanto europea. Fondare un progetto collettivo che non si inserisca in un filone già noto, grazie agli studi di critica femminista, è un tentativo di realizzare quell’intersezione programmatica delle public humanities che spinge da un lato allo studio e alla ricerca in senso stretto, dall’altro alla diffusione e alla divulgazione pubblica, alla disseminazione, al dibattito e all’interpretazione, ponendo problemi e facendo sorgere domande. L’approccio scelto non si rifà a filoni già praticati che riuniscono l’Accademia e il fuori quali, ad esempio, i più recenti progetti di SIL (Società Italiana delle Letterate), gli studi sull’Oltrecanone di Anna Maria Crispino e l’impianto di elaborazione teorica nato attorno ad esso con la casa editrice Iacobelli, o Server Donne legato a Women.it, alla Biblioteca delle Donne di Bologna e all’Archivio di Storia delle Donne, o ancora alle eccentriche di Monica Farnetti e Sara de Simone. Le Ortique non organizza conferenze né convegni ma crea un’alternativa dialogante e laterale, e lo fa come gruppo artistico riprendendo il concetto di canone letterario di tutte le letterature, che vede la quasi totale assenza delle voci delle donne in esso per deformarlo e renderlo “obliquo” com’è il nome evocativo scelto, che richiama la pianta nota proprio per l’effetto di prurito che essa produce, un disturbo che la voce delle donne ha creato nel tempo e che ancora oggi crea. Dal Manifesto che abbiamo scritto a più mani: «Il nostro gruppo si propone di ripensare proprio a loro. Di ripensare a tutte quelle protagoniste mancate – artiste, scrittrici, poetesse – che per diverse ragioni non sono riuscite a vivere e sopravvivere al loro tempo. Siamo consapevoli infatti che le loro visioni, il loro immaginario, la loro poetica risuonino ancora di significato e sarebbe davvero imperdonabile dimenticarle nel silenzio degli archivi, lasciandole ancora una volta senza volto e senza voce». Scavare ai lati, ribaltare senza una rigida impostazione teorica, motivare e dare spazio a interviste, podcast, canzoni, video-narrazioni, opere visive, traduzioni inedite è la formula delle Ortique, che riunisce 9 autrici, studiose e traduttrici che lavorano e operano tra Italia e Irlanda: Viviana Fiorentino, Veronica Chiossi, Alice Girotto, Francesca Fiorentin, Clelia Lombardo, Francesca Marica, Daita Martinez, Chiara Pini e Alessandra Trevisan.