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Cita questo articolo come: Bastianon, Francesco. 2021. «Cronaca dell’intervista “Nel nome di Dante: rappresentare la Commedia”». Humanities for Change (blog), 5 marzo 2021. https://bembus.org/2021/03/05/cronaca-dellintervista-nel-nome-di-dante-rappresentare-la-commedia/.

Titolo

Autore
Luogo, Editore, 2021, pp. 290
€ 20,00 (copertina flessibile/copertina rigida/formato Kindle)
Compra su Amazon (formato Kindle)

L’evento “Nel nome di Dante: rappresentare la Commedia” è stato trasmesso da Humanities for Change sulla piattaforma di YouTube il giorno 25 novembre 2020 dalle ore 15 alle ore 17.50. L'attività si è inserita nel ciclo “New Horizons. How to Renew the Humanities”, che ha visto la programmazione di altri tre incontri. L’iniziativa è stata finanziata con i fondi per le attività studentesche dell’Università Ca’ Foscari (anno 2020, I semestre). In questo secondo incontro della rassegna, il regista teatrale Marco Martinelli è stato intervistato da Francesco Bastianon, studente di Filologia e Letteratura italiana all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Martinelli, partendo dalla presentazione del suo libro Nel nome di Dante. Diventare grandi con la Divina Commedia (Milano, Ponte alle Grazie, 2019), già recensito in questo blog, ha portato a delle riflessioni sul destino dei classici e sulla loro divulgazione nella società di oggi. Tali tematiche sono state affrontate anche in una seconda intervista tenutasi con il professor Eugenio Burgio, docente di Filologia Romanza a Ca’ Foscari.

Il nucleo delle quasi tre ore di dialogo tra l’intervistatore e i due relatori è l’operazione di divulgazione compiuta dal regista teatrale, drammaturgo e scrittore Marco Martinelli, che nel suo libro Nel nome di Dante ha ripercorso il viaggio del grande classico dantesco per costruire un racconto autobiografico: dall’infanzia dell’autore e dal rapporto con il padre, la narrazione si snoda, attraverso continui richiami alle vicende di Dante, fino a toccare il lavoro drammaturgico di Martinelli nelle periferie – su tutte, quella di Kibera (Kenya), dove l’autore ha rappresentato l’Inferno dantesco coinvolgendo i bambini degli slumsDi divulgazione dei classici della letteratura e del pensiero si è invece parlato con il professor Burgio. Con lui si è approfondito il concetto di “classico”, delle opportunità della divulgazione umanistica, dei nuovi orizzonti aperti dai media digitali, delle difficoltà di diffondere la letteratura canonica tra un pubblico che legge sempre meno – secondo le statistiche – e del rapporto in cui stanno tra loro filologia e divulgazione.

Marco Martinelli, Nel nome di Dante. Diventare grandi con la Commedia

Nel nome di Dante

Marco Martinelli
Milano, Ponte alle Grazie, 2019, pp. 155
€ 14,00 (copertina flessibile)
Compra su Amazon (copertina flessibile)

L’esperienza di Martinelli con la rappresentazione teatrale della Commedia ci ha insegnato la forza che i classici del pensiero occidentale ancora conservano intatta: egli l’ha portata e diffusa non solo a Kibera, ma nelle periferie del nostro stesso Paese, a Scampia e negli istituti scolastici di provincia. L’incontro tra Public Humanities e teatro, per come è proposto da Martinelli, si è rivelato fertile di speranze per la creazione di una platea più ampia per la fruizione delle opere della letteratura. L’apertura al grande pubblico di un sapere testuale tanto ampio spesso apre al rischio di distorcere la verità intima della parola. Con Eugenio Burgio si è parlato di questi rischi, ma la conclusione che traspare sia dalle sue parole che da quelle di Martinelli è che la collaborazione tra la filologia e la divulgazione dei testi sia assoluta e indubitabile.

Il montaggio finale comprende due interviste che sono state realizzate in modi e tempi diversi: la prima al regista teatrale Marco Martinelli, la seconda al professor Eugenio Burgio. Le spiacevoli vicende legate alla pandemia di Covid-19 hanno fatto sì che solo il dialogo con Martinelli si sia potuto realizzare e filmare in presenza, con una “trasferta” a Ravenna, al teatro Rasi, dell’intervistatore.

Francesco Bastianon

L'intervistatore Francesco Bastianon

Eugenio Burgio

Uno degli intervistati, il professor Burgio

In un anno in cui eventi climatici estremi hanno travolto la città di Venezia, con tutti i suoi beni storico-culturali; in un anno in cui una pandemia ha messo a dura prova le capacità della scienza di infiltrare il suo sapere nella più grande platea possibile; in un anno in cui le avvisaglie di una crisi economica fanno tremare l’edificio sociale; in un anno come questo, può apparire secondario un discorso sulle Public Humanities come quello condotto da noi di Humanities for Change con Marco Martinelli ed Eugenio Burgio. Eppure non ci sembra di agire fuori luogo, se ci capita di trovarci in sintonia con le ultime scelte di Ca’ Foscari, che, proprio quest’anno, inaugura il nuovo corso di studi magistrale in Digital and Public Humanities, ampliando il ventaglio di proposte del Dipartimento di Studi Umanistici. Ricorrere ai classici, al passato, può sembrare una scelta in controtendenza rispetto ad emergenze incalzanti che invitano a trovare soluzioni ingegneristiche, scientifiche o economiche: ma, quando le emergenze sono interconnesse e sistemiche, le risposte possono essere solo interconnesse e sistemiche.

A tenere insieme il tutto è il sapere umanistico, un immenso bagaglio culturale che raccoglie, almeno nella sua declinazione occidentale, la cultura classica e quella giudaico-cristiana, quella medievale e quella filosofica. Un fulgido esempio di questa inclusività è proprio Dante Alighieri, che con la sua Commedia, ha interconnesso in un poema omogeneo due millenni di cultura. Il percorso ultraterreno immaginato da Dante è la via che ci è indicata per forzare la stagnazione. Con queste intenzioni e finalità abbiamo realizzato questo evento e richiesto la collaborazione con Ca’ Foscari. Con questa Università condividiamo le stesse prospettive e speranze su un allargamento al grande pubblico anche dello studio dei classici, poiché riteniamo che, dove le forze economiche e materiali di una civiltà sono più grandi, devono esserlo di pari grado anche quelle morali e culturali.

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